L’incontro con Biagio
Yahhhaaawwnn!!! Che sonno! Ho appena fatto i miei bisogni sul pavimento che bisogno c’e’ di uscire?
A volte Ivan proprio non lo capisco!
E’ appena spuntato il sole e il massimo che posso fare e’ dare una mozzicata alla mia pallina rossa e blu e invece mi tocca andare al parco quando so benissimo che a quest’ora non c’e’ nessuno. Uff!
Oggi Ivan ha decisamente fretta, sara’ perche’ fuori fa un freddo terribile o sara’ perche’ l’ho svegliato piu’ volte questa notte ma la giornata comincia storta.
C’e’ di buono che ogni volta che mi siedo indispettita Ivan mi chiama a se’ ed arriva un bel bocconcino!
La strada sembra la solita di ieri e ieri l’altro ma stranamente non ci fermiamo e continuiamo a camminare.
Guingiamo dopo poco ad un parco gigantesco, pieno di gente e di cani, mai visto nulla di simile! [non che la mia esperienza attuale mi permetta troppi confronti
]
Faccio conoscienza con molti nuovi amici, tanti che non riesco a ricordarne i nomi.
Ma ecco che anche oggi mi si propone un incontro eccezionale.
Lungo la via si avvicina con passo lento lento un cagnone dalle dimensioni eccezionali ha lo stesso aspetto di una femmina appena conosciuta ma e’ decisamente piu’ grande. Il muso schiacciato da pugile occchi scuri come nocciole ed il muso bianco da cane anziano.
Si avvicina sboffonchiando, mi annusa e si presenta: ” Ciao piccola, sono Biagio e…”, prende un respiro, “ma quello e’ Ivan?”
Gli rispondo che si’ il mio padrone si chiama proprio cosi’ e che io mi chiamo Alifa e sono nuova del quartiere.
Biagio, prende un nuovo lungo respiro, si scrolla un pochino e allontana lo sguardo come a fissare un lontano passato.
“Va tutto bene Biagio?”
“Si piccola”, mi risponde,”tutto bene. Ora mi vedi cosi’ un po’ acciaccato dall’eta’ e dal cuore che non funziona piu’ tanto bene ma devi sapere che un tempo io e il tuo padrone ci vedevamo molto spesso.”
Curiosa come un qualcosa che dentro di me so’ gia’ di odiare profondamente; non attendo un solo secondo per chiedere di piu’.
“Ivan portava a spasso uno dei miei piu’ cari amici, il suo nome era Mizar ed era un dobermann proprio come te. Ci incontravamo il piu’ delle volte nei campi di granturco che si trovano poco distante da qui e passavamo ore a giocare insieme come fratelli. Sai tra noi maschi e’ difficile che si crei tanta sintonia, ma tra noi, forse per ragioni d’eta’ o di semplice empatia tutto e’ sempre filato a meraviglia.”
Il racconto si interrompe di nuovo, Biagio affaticato assapora il ricordo con la lingua e con lo sguardo e mi annusa con garbo.
“Hai il suo stesso odore” mi dice. “Anche se puzzi ancora di latte!” e alzando il muso sembra ridersela tra i denti.
Il racconto si fa via via piu’ lento, quanto piu’ i ricordi di Biagio si fanno vivi nella sua memoria, mi racconta di quando vide l’ultima volta Mizar, saranno un passati un paio d’anni, aveva lo stesso respiro affannoso e aveva perso lo smalto di un tempo ma manteneva comunque inalterata la voglia di lottare con lui, anche se per pochi minuti.
Da quella volta non lo vide piu’.
Biagio butta un’occhiata su di me e si allontana calmo con un dolce ricordo nella mente.










