Archivio

Archivio autore

Il richiamo della foresta

4 giugno 2009

Vi risparmio i convenevoli e vado dritta al sodo.

La’ fuori esiste un mondo tutto pieno di legnetti da sgranocchiare!

E io che pensavo fosse tutto qui, parchetto sotto casa, amici, parenti e un giorno via l’altro tutto sempre uguale.

A cinque mesi mi sentivo gia’ una cucciola vissuta che sapeva tutto cio’ che c’era da sapere.

Poi, d’un tratto, dal finestrino qualcosa di nuovo, un profumo di erba appena tagliata ma diverso dal solito, piu’ fine e allo stesso tempo piu’ intenso. Le mie narici abituate all’aria pesante, umida e collosa di casa hanno scaricato di botto le impurita’ accumulate nei caldi giorni precedenti.

Come in un’overdose di Vicks VapoRub ho preso ad ansimare a pieni polmoni.

Pochi minuti per organizzarci , mi infilano la nuova pettorina che offre notevoli vantaggi,  meno tosse , maggior comfort e soprattutto la superforza! e ci fiondiamo in mezzo al bosco.
Gia’ il bosco, fossi stata un maschio avrei avuto davvero l’imbarazzo della scelta su dove fare i miei bisogni!!

Attrezzati manco fossimo in viaggio per il Ladak, per un paio di giorni abbiamo vissuto tra alberi e prati, ruscelli e cascatelle e l’unico rumore che usciva dal coro era il cinguettio di qualche uccello ben nascosto tra le frasche.

L’eccitazione era sempre al massimo, non riuscivo a staccare il naso da terra, volevo assolutamente sapere tutto quel che c’era da sapere: avevo fame di conoscenza !

Un intero mondo fatto di legnetti da sgranocchiare, di prati da cavalcare e di ruscelli in cui tuffarsi a perdifiato; un turbinio di odori puri e ben definiti da perdere la testa.

Ero totalmente frastornata dalle continue novita’, sempre tesa al metro quadro di terra successivo con naso e orecchie puntati a 360°,  tanto che a fine giornata il sole calava contemporaneamente alle mie palpebre.

A raccontavelo mi sento ancora fremere il pelo sulla schiena!

Sono certa che presto tornero’ a trovarvi alberelli miei, vedete di aspettarmi!

p.s.

Se vi state domandando a proposito della superforza… beh,  ricordatevi che sono cucciola e lasciatemi sognare!

alifa Avventure di Alifa, Racconti , , , , , , ,

La casa natia

4 giugno 2009

Eccoci che si parte, direzione paese natale!

Salgo in macchina, ormai ci sto facendo l’abitudine, e nonstante la becera musica di sottofondo cerco di rilassarmi.

Man man che passano i minuti comincio a provare una sensazione familiare, gli alberi e le case che scorrono di lato mi fanno sentir voglia di mamma.

Quando e’ ora di scendere si accende una lampadina nella mia testa, l’odore del luogo lo riconosco benissimo e la mia coda, seppur piccola, comincia a muoversi da sola.

Sono tornata da Boris! Qui passai i miei primi giorni di vita, dei quali sinceramente non ho ricordi lucidi, solo una strana sensazione di calore, un gusto di metallo arrugginito sulla lingua e il profumo di mamma nel naso.

E’ proprio Boris sulla soglia ad accogliermi, senza rendermene conto comincio a saltare piu’ in alto che posso per festeggiare l’incontro. Libera nel giardino, mi aggiro alla ricerca di sapori quasi dimenticati che mi travolgono ad ogni respiro.

Purtroppo , nonostante la piacevole situazione, la mamma non c’e’. Chissa se un giorno la rivedro’, se la riconoscero’ tra mille e se ricevero’ da lei una di quelle amorose musate?

Inebriata dall’erba mi rotolo felice; un salto in braccio a Ivan e si riparte.

a presto Boris, ci vediamo il mese prossimo!

alifa Avventure di Alifa , ,

Oddio che mal di denti!!!

28 maggio 2009

alifa_con_il_mal_di_dentiUn afoso pomeriggio primaverile, usciamo e subito qualcosa non torna.  Ivan mi carica in macchina e cerca di convincermi con le buone a salire invece che prendermi in braccio come al solito.

Strano.

Strano anche il fatto che si prenda l’auto e non si vada a piedi;  pensavo ingenuamente, magari si va da mamma Almara a mangiare la pappa oggi :)

Ivan imbocca una strada a me nota, anche se non realizzo subito dove vuole portarmi.

Parcheggia, facciamo due passi in un praticello un po’ spoglio e poi ci dirigiamo dal veterinario.

Quel luogo, detto sinceramente, non e’ che mi entusiasmi granche’, ma non posso neanche dire di essermi trovata male le ultime volte che ci andai.

Visitina di controllo, giusto per vedere se e’ tutto ok.

A quanto pare era quasi tutto ok.

Davide, il dottore dalle mani enormi, mi apre la bocca e ci comunica che i canini da latte non si sono ancora staccati, mentre quelli definitivi hanno gia’ fatto la loro comparsa; bisogna strapparli e subito.

Non faccio a tempo a dire bau che ho gia’ un ago infilato nel sedere e tempo pochi minuti mi assale un torpore di quelli pesanti, un sonno da dopo pasto per capirci.

Mi sveglio qualche tempo dopo in macchina, con un giramento di testa terribile, una sensazione di gomma in tutta la bocca, coperta da un fastidio crescente che sento ancora lontano ma che presto arrivera’ a far male, lo so.

Mi hanno infilato una specie di cacciavite sotto i denti per aprire la gengiva e poi hanno strappato via i lattosi con le pinze. Che spettacolo cruento per una piccola di cinque mesi, meno male che dormivo!

Arriviamo a casa, insisto per scendere con le mie zampe dall’auto ma barcollo, sbando e mi accascio priva di forze.

Caricata in spalla vengo depositata direttamente in cuccia e prima di finire queste due righe gia’ mi sono addormentata di nuovo.

Beh, buonanotte cari, ci vediamo domani con due canini in meno e tanta tanta fame in piu’.

alifa Avventure di Alifa , , , , , , , , ,

La porta magica

25 marzo 2009
Le fauci del mostro

Le fauci del mostro

Fin dal primo giorno, quando arrivai nella mia nuova dimora notai qualcosa di strano.  Come vi raccontai rimasi sbigottita davanti alle fauci di un terribile mostro che cercava di ingoiarmi e lottai con tutta la forza che puo’ avere una cucciola per non farmi fagocitare.

Come spesso accade quando ci troviamo in una situazione nuova e sconosciuta, diventiamo facilmente  preda delle nostre paure.

Oggi pero’ le cose sono  decisamente diverse: quello che mi sembrava un momento drammatico ha piano piano assunto le prerogative tipiche della magia.

fairy gates

fairy gates

Quelle che una volta mi sembravano mandibole feroci oggi mi appaiono come cancelli fatati; una volta entrati, queste porte magiche si chiudono e basta lanciar loro un paio di abbaiate  ed ecco che, di volta in volta, appaiono luoghi diversi e pieni di sorprese.

Il mio cancello magico  preferito e’ quello che mi teletrasporta direttamente al parchetto! Sapete com’e’ ci sono spesso emergenze fisiche che vanno espletate e non c’e’ nulla di meglio che un po’ di erbetta fresca per liberarsi di certi impedimenti! :)

Poi c’e’ quello piu’ piccolo, un po’ angusto devo dire, ma che riserva sempre una sorpresa:

quando si riapre a volte mi ritrovo nella mia seconda casa, quella grande, dove c’e’ Mamma Almara che mi accoglie sempre in  grande stile, mi coccola e mi riempie di regali; quando arrivo da lei e’ sempre festa e ci  divertiamo a scorrazzare insieme   sul tetto circondato di piante.

Altre volte invece, specialmente nelle ultime sere, mi ritrovo trasporta nell’abitazione della Zia Lella, di lei gia’ vi parlai e vi dissi di quanto godo a mordicchiarla dappertutto!  Spero non se ne abbia a male !

Scotty teletrasporto!

Scotty teletrasporto!

Pur mantenendo  un’espressione sempre un po’ stupita ormai sto facendo l’abitudite a certe stranezze, chiamo Scotty con un bau per farmi portare la’ dove nessun cane e’ giunto prima! (forse) :)

alifa Avventure di Alifa, Racconti , , , , , , ,

L’incontro con Biagio

9 marzo 2009

Yahhhaaawwnn!!!  Che sonno! Ho appena fatto i miei bisogni sul pavimento che bisogno c’e’ di uscire?

A volte Ivan proprio non lo capisco!

E’ appena spuntato il sole e il massimo che posso fare e’ dare una mozzicata alla mia pallina rossa e blu e invece mi tocca andare al parco quando so benissimo che a quest’ora non c’e’ nessuno. Uff!

Oggi Ivan  ha decisamente fretta, sara’ perche’ fuori fa un freddo terribile o sara’ perche’ l’ho svegliato piu’ volte questa notte ma la giornata comincia storta.

C’e’ di buono che ogni volta che mi siedo indispettita Ivan mi chiama a se’ ed arriva un bel bocconcino!

La strada sembra la solita di ieri e ieri l’altro ma stranamente non ci fermiamo e continuiamo a camminare.

Guingiamo dopo poco ad un parco gigantesco, pieno di gente e di cani, mai visto nulla di simile! [non che la mia esperienza attuale mi permetta troppi confronti ;) ]

Faccio conoscienza con molti nuovi amici, tanti che non riesco a ricordarne i nomi.

Ma ecco che anche oggi mi si propone un incontro eccezionale.
Lungo la via si avvicina con passo lento lento un cagnone dalle dimensioni eccezionali ha lo stesso aspetto di una femmina appena conosciuta ma e’ decisamente piu’ grande. Il muso schiacciato da pugile occchi scuri come nocciole ed il muso bianco da cane anziano.

Si avvicina sboffonchiando, mi annusa e si presenta: ” Ciao piccola, sono Biagio e…”, prende un respiro,  “ma quello e’ Ivan?”

Gli rispondo che si’ il mio padrone si chiama proprio cosi’ e che io mi chiamo Alifa e sono nuova del quartiere.

Biagio, prende un nuovo  lungo respiro, si scrolla un pochino e allontana lo sguardo come a fissare un lontano passato.

“Va tutto bene Biagio?”

“Si piccola”, mi risponde,”tutto bene. Ora mi vedi cosi’ un po’ acciaccato dall’eta’ e dal cuore che non funziona piu’ tanto bene ma devi sapere che un tempo io e il tuo padrone ci vedevamo molto spesso.”

Curiosa come un qualcosa che dentro di me so’ gia’ di odiare profondamente; non attendo un solo secondo per chiedere di piu’.

“Ivan portava a spasso uno dei miei piu’ cari amici, il suo nome era Mizar ed era un dobermann proprio come te. Ci incontravamo il piu’ delle volte nei campi di granturco che si trovano poco distante da qui e passavamo ore a giocare insieme come fratelli. Sai tra noi maschi e’ difficile che si crei tanta sintonia, ma tra noi, forse per ragioni d’eta’ o di semplice empatia tutto e’ sempre filato a meraviglia.”

Il racconto si interrompe di nuovo, Biagio affaticato assapora il ricordo con la lingua e con lo sguardo e mi annusa con garbo.

“Hai il suo stesso odore” mi dice. “Anche se puzzi ancora di latte!” e alzando il muso sembra ridersela tra i denti.

Il racconto si fa via via piu’ lento, quanto piu’ i ricordi di Biagio si fanno vivi nella sua memoria, mi racconta di quando vide l’ultima volta Mizar, saranno un passati un paio d’anni, aveva lo stesso respiro affannoso e aveva perso lo smalto di un tempo ma manteneva comunque inalterata la voglia di lottare con lui, anche se per pochi minuti.

Da quella volta non lo vide piu’.

Biagio butta un’occhiata su di me  e si allontana calmo con un dolce ricordo nella mente.

alifa Avventure di Alifa, Racconti , , ,

L’incontro con Titeuf

8 marzo 2009

TiteufDi nuovo al parco!

Se i primi momenti sono stati duri, oggi la strada verso quell’oasi di pace mi sembra molto meno pericolosa
e difficile, forse e’ solo questione di tempo ma i pericoli che vedevo ieri sembrano affievolirsi una zampa dopo l’altra.
I piccoli riti quotidiani, sempre costanti e uguali a se’ stessi mi rendono ogni giorno piu’ sicura di me e anche se quelle creature di metallo mi spaventano sempre un po’, cerco di farmi forza sulle zampe e andare avanti.

Oggi pero’, anziche’ tediarvi con le mie angoscie vorrei raccontarvi di un incontro un po’ particolare.
Non avevo mai visto nessun’altro della mia specie fuorche’ i miei fratelli e il mitico Solo e che sorpresa e’ stata per me scoprire Titeuf!
Titeuf e’ un bassotto blue della Guascogna (Basset Blue de Gascogne) alto una quarantina di centimetri scarsa completamente macchiettato di nero e bianco, con dei meravigliosi riflessi blu ardesia, due occhioni bruni un po’ infossati dall’espressione dolce e malinconica allo stesso tempo.
Mi venne incontro trotterellando con passo deciso, altero e fiero delle sue nobili origini guascone e con l’aria di uno che sa come va il mondo.
Il suo aspetto ed il suo portamento mi hanno davvero stupefatta, tanto che quasi non mi sono accorta dei suoi saluti deferenti.
Dopo i primi convenevoli abbiamo passeggiato per il parco e’ stato davvero interessante sentire i suoi racconti.
Mi ha spiegato di come arrivo’ qui dalla Francia a bordo di un treno, un mezzo di trapsorto che usano gli uomini per spostarsi lungo distanze a me inimmaginabili.

Aveva all’incirca la mia eta’ quando fu adottato dalla sua famiglia umana e da allora vive con loro sereno. Quando gli chiesi, devo dire con poco garbo, del suo strano aspetto mi rispose:

“Vedi Alifa, tanto tanto tempo fa, alla fine del XIX secolo, alcuni cacciatori dell’ovest crearono la mia stirpe per dare la caccia alle lepri ed ai conigli e questo istinto e’ presente ancora anche nel mio sangue tanto che ti devo confessare che spesso la voglia di correre dietro qualche piccola bestiola e’ davvero irresistibile.”


Seduta sulle zampe posteriori ed assorta nel racconto mi accorgo che Titeuf distoglie lo sguardo ed a un cenno della sua padrona le zompetta incontro e salutandomi con un “uof” ben intonato si allontana.

Che tipo strano Titof, sara’ divertente ascoltare i suoi racconti nei prossimi giorni.

Adesso e’ tempo di fare la pappa.

Bau!

alifa Avventure di Alifa, Racconti

Un mondo enorme

8 marzo 2009

Di ieri ricordo poco e nulla. L’unica cosa che so e’ che mi sono svegliata con un gran mal di pancia e una sensazione di spaesamento totale.

Non riesco a credere ai miei occhi, i miei fratelli dove sono?

Sbadiglio, mi stiracchio e mi do una grattata alle orecchie, anche una leccatina al sedere non ci starebbe male, ma la terra si allontana e mi trovo tra le braccia dell’omone.

Tutto sommato, nonostante sia mattina presto, ha un buon odore  ed e’ caldo, si merita proprio un paio di leccate sulla barba.

Rimane pero’ il fatto che non ho capito dove sono.

Ivan, questo e’ il nome dell’omone, con voce calma mi da il buon giorno, mi tiene in braccio e mi accarezza dolcemente.  Dice che e’ ora di andare al parco.

La strada verso l’erbetta e’ veramente lunga e faticosa, usciamo da un enorme cancello nero.
Sono terrorizzata, muri altissimi mi circondano e un corridoio lungo e ancora buio si para davanti a me.

Entriamo in  una gabbia che pare la bocca di un mostro gigante e l’unica cosa che mi viene da fare e’ piangere disperata, come usciremo di qui?

Passano istanti lunghi come la mia breve vita e  le fauci del mostro si aprono facendo apparire la luce mattutina.

L’aria sa di fresco, pungente e frizzante, il mio corpo trema non so se per il freddo o per la paura o per entrambe le cose.

Nonostante gli abbracci e quei buonissimi bocconi passati da Ivan la situazione non migliora.

Creature d’acciaio, immobili e silenzionse, coprono la vista ad ogni cosa.  Ivan si avvia e cerca di tranquillizzarmi ogni qual volta mi paralizzo davanti al passaggio di una di quelle creature;  non avrei mai pensato potessero muoversi con tanta rapidita’ e tanto frastuono!

Mi sento cosi’ piccola! Ogni cosa qui attorno e’ piu’ grande di me e a forza di guaire sono stremata dalla stanchezza, adesso mi siedo e non mi muovo piu’!

L’ultimo tratto di strada lo faccio in braccio a Ivan, tremo e brontolo, non ho proprio voglia di star qui, vorrei solo rifugiarmi in un posto sicuro, magari nella mia nuova cuccia e accoccolarmi su quel morbido cuscino.

Il sole e’ ancora debole e lo si vede spuntare timido timido dalla cima di palazzi altissimi.

Il primo bagliore illumina un angolo di prato che trasuda rugiada,  appoggio le zampe a terra e vengo pervasa da una improvvisa sensazione di benessere.  Sono irresistibilmente attirata dal profumo di terra ed erba e finalemnte mi rilasso facendomi coccolare dal flebile tepore che sale dal terreno.

Faccio pipi’.

Tra me e me penso che questo posto non e’ affatto male, rimango qui finche’ il sole non e’ alto nel cielo, gioco, corro, mi rotolo e cerco di recuperare qualche biscotto e qualche complimento. Intorno a me aumenta il via vai di gente e di cani, incredibilemte tutti curiosi di conoscermi e tutti delicati nel salutarmi, chi con mani, chi con musi e zampe.

La paura di questa mattina sembra svanita nel nulla, certo dovro’ abituarmi a questo strano mondo, ma ora ho fame
e a questo caos ci pensero’ un’altra volta.

alifa Avventure di Alifa, Racconti , , , ,

Il primo giorno di una nuova avventura

7 marzo 2009

Sembrava una giornata come le altre, sveglia la mattina presto, si evacua l’evacuabile e ci si lancia sulla solita scodella della colazione.

I miei fratelli erano gia’ in piedi da un pezzo e anche il grande Solo era gia pronto a darsi da fare.

Mai avrei immaginato che oggi sarebbe cambiata cosi’ radicalemnte la mia vita.

Quando il sole era gia’ alto la porta si e’ aperta per la scorrazzata mattutina e mi sono ritrovata davanti un omone grosso grosso.
Nessuna sorpresa, gia’ venne un paio di volte nelle settimane precedenti, ma dopo una breve visita se ne ando’.
Questa volta non era in compagnia della solita Signora tanto gentile, ma con lui c’era un uomo decisamente piu’ magro,
un po’ rigido sulle gambe ma altrettanto entusiasta di vedermi e baciarmi.

Lo chiamano Genz, Zio Genz.

Dopo qualche chiacchera tra Boris, l’unico uomo che abbia mai conosciuto, Ivan l’omone e lo Zio Genz noto che la loro attenzione si focalizza su di me.
L’omone mi prende in braccio, Boris mi bacia visibilmente commosso e insieme saliamo in macchina.

Solo allora capii di essere stata adottata.

Mi chiamo Alifa, ho dieci settimane di vita, sono una dobermann e questa e’ la mia avventura.

Click picture to enlarge

alifa Avventure di Alifa, Racconti ,