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Archivio per la categoria ‘Avventure di Alifa’

L’incontro con Biagio

9 marzo 2009

Yahhhaaawwnn!!!  Che sonno! Ho appena fatto i miei bisogni sul pavimento che bisogno c’e’ di uscire?

A volte Ivan proprio non lo capisco!

E’ appena spuntato il sole e il massimo che posso fare e’ dare una mozzicata alla mia pallina rossa e blu e invece mi tocca andare al parco quando so benissimo che a quest’ora non c’e’ nessuno. Uff!

Oggi Ivan  ha decisamente fretta, sara’ perche’ fuori fa un freddo terribile o sara’ perche’ l’ho svegliato piu’ volte questa notte ma la giornata comincia storta.

C’e’ di buono che ogni volta che mi siedo indispettita Ivan mi chiama a se’ ed arriva un bel bocconcino!

La strada sembra la solita di ieri e ieri l’altro ma stranamente non ci fermiamo e continuiamo a camminare.

Guingiamo dopo poco ad un parco gigantesco, pieno di gente e di cani, mai visto nulla di simile! [non che la mia esperienza attuale mi permetta troppi confronti ;) ]

Faccio conoscienza con molti nuovi amici, tanti che non riesco a ricordarne i nomi.

Ma ecco che anche oggi mi si propone un incontro eccezionale.
Lungo la via si avvicina con passo lento lento un cagnone dalle dimensioni eccezionali ha lo stesso aspetto di una femmina appena conosciuta ma e’ decisamente piu’ grande. Il muso schiacciato da pugile occchi scuri come nocciole ed il muso bianco da cane anziano.

Si avvicina sboffonchiando, mi annusa e si presenta: ” Ciao piccola, sono Biagio e…”, prende un respiro,  “ma quello e’ Ivan?”

Gli rispondo che si’ il mio padrone si chiama proprio cosi’ e che io mi chiamo Alifa e sono nuova del quartiere.

Biagio, prende un nuovo  lungo respiro, si scrolla un pochino e allontana lo sguardo come a fissare un lontano passato.

“Va tutto bene Biagio?”

“Si piccola”, mi risponde,”tutto bene. Ora mi vedi cosi’ un po’ acciaccato dall’eta’ e dal cuore che non funziona piu’ tanto bene ma devi sapere che un tempo io e il tuo padrone ci vedevamo molto spesso.”

Curiosa come un qualcosa che dentro di me so’ gia’ di odiare profondamente; non attendo un solo secondo per chiedere di piu’.

“Ivan portava a spasso uno dei miei piu’ cari amici, il suo nome era Mizar ed era un dobermann proprio come te. Ci incontravamo il piu’ delle volte nei campi di granturco che si trovano poco distante da qui e passavamo ore a giocare insieme come fratelli. Sai tra noi maschi e’ difficile che si crei tanta sintonia, ma tra noi, forse per ragioni d’eta’ o di semplice empatia tutto e’ sempre filato a meraviglia.”

Il racconto si interrompe di nuovo, Biagio affaticato assapora il ricordo con la lingua e con lo sguardo e mi annusa con garbo.

“Hai il suo stesso odore” mi dice. “Anche se puzzi ancora di latte!” e alzando il muso sembra ridersela tra i denti.

Il racconto si fa via via piu’ lento, quanto piu’ i ricordi di Biagio si fanno vivi nella sua memoria, mi racconta di quando vide l’ultima volta Mizar, saranno un passati un paio d’anni, aveva lo stesso respiro affannoso e aveva perso lo smalto di un tempo ma manteneva comunque inalterata la voglia di lottare con lui, anche se per pochi minuti.

Da quella volta non lo vide piu’.

Biagio butta un’occhiata su di me  e si allontana calmo con un dolce ricordo nella mente.

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L’incontro con Titeuf

8 marzo 2009

TiteufDi nuovo al parco!

Se i primi momenti sono stati duri, oggi la strada verso quell’oasi di pace mi sembra molto meno pericolosa
e difficile, forse e’ solo questione di tempo ma i pericoli che vedevo ieri sembrano affievolirsi una zampa dopo l’altra.
I piccoli riti quotidiani, sempre costanti e uguali a se’ stessi mi rendono ogni giorno piu’ sicura di me e anche se quelle creature di metallo mi spaventano sempre un po’, cerco di farmi forza sulle zampe e andare avanti.

Oggi pero’, anziche’ tediarvi con le mie angoscie vorrei raccontarvi di un incontro un po’ particolare.
Non avevo mai visto nessun’altro della mia specie fuorche’ i miei fratelli e il mitico Solo e che sorpresa e’ stata per me scoprire Titeuf!
Titeuf e’ un bassotto blue della Guascogna (Basset Blue de Gascogne) alto una quarantina di centimetri scarsa completamente macchiettato di nero e bianco, con dei meravigliosi riflessi blu ardesia, due occhioni bruni un po’ infossati dall’espressione dolce e malinconica allo stesso tempo.
Mi venne incontro trotterellando con passo deciso, altero e fiero delle sue nobili origini guascone e con l’aria di uno che sa come va il mondo.
Il suo aspetto ed il suo portamento mi hanno davvero stupefatta, tanto che quasi non mi sono accorta dei suoi saluti deferenti.
Dopo i primi convenevoli abbiamo passeggiato per il parco e’ stato davvero interessante sentire i suoi racconti.
Mi ha spiegato di come arrivo’ qui dalla Francia a bordo di un treno, un mezzo di trapsorto che usano gli uomini per spostarsi lungo distanze a me inimmaginabili.

Aveva all’incirca la mia eta’ quando fu adottato dalla sua famiglia umana e da allora vive con loro sereno. Quando gli chiesi, devo dire con poco garbo, del suo strano aspetto mi rispose:

“Vedi Alifa, tanto tanto tempo fa, alla fine del XIX secolo, alcuni cacciatori dell’ovest crearono la mia stirpe per dare la caccia alle lepri ed ai conigli e questo istinto e’ presente ancora anche nel mio sangue tanto che ti devo confessare che spesso la voglia di correre dietro qualche piccola bestiola e’ davvero irresistibile.”


Seduta sulle zampe posteriori ed assorta nel racconto mi accorgo che Titeuf distoglie lo sguardo ed a un cenno della sua padrona le zompetta incontro e salutandomi con un “uof” ben intonato si allontana.

Che tipo strano Titof, sara’ divertente ascoltare i suoi racconti nei prossimi giorni.

Adesso e’ tempo di fare la pappa.

Bau!

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Un mondo enorme

8 marzo 2009

Di ieri ricordo poco e nulla. L’unica cosa che so e’ che mi sono svegliata con un gran mal di pancia e una sensazione di spaesamento totale.

Non riesco a credere ai miei occhi, i miei fratelli dove sono?

Sbadiglio, mi stiracchio e mi do una grattata alle orecchie, anche una leccatina al sedere non ci starebbe male, ma la terra si allontana e mi trovo tra le braccia dell’omone.

Tutto sommato, nonostante sia mattina presto, ha un buon odore  ed e’ caldo, si merita proprio un paio di leccate sulla barba.

Rimane pero’ il fatto che non ho capito dove sono.

Ivan, questo e’ il nome dell’omone, con voce calma mi da il buon giorno, mi tiene in braccio e mi accarezza dolcemente.  Dice che e’ ora di andare al parco.

La strada verso l’erbetta e’ veramente lunga e faticosa, usciamo da un enorme cancello nero.
Sono terrorizzata, muri altissimi mi circondano e un corridoio lungo e ancora buio si para davanti a me.

Entriamo in  una gabbia che pare la bocca di un mostro gigante e l’unica cosa che mi viene da fare e’ piangere disperata, come usciremo di qui?

Passano istanti lunghi come la mia breve vita e  le fauci del mostro si aprono facendo apparire la luce mattutina.

L’aria sa di fresco, pungente e frizzante, il mio corpo trema non so se per il freddo o per la paura o per entrambe le cose.

Nonostante gli abbracci e quei buonissimi bocconi passati da Ivan la situazione non migliora.

Creature d’acciaio, immobili e silenzionse, coprono la vista ad ogni cosa.  Ivan si avvia e cerca di tranquillizzarmi ogni qual volta mi paralizzo davanti al passaggio di una di quelle creature;  non avrei mai pensato potessero muoversi con tanta rapidita’ e tanto frastuono!

Mi sento cosi’ piccola! Ogni cosa qui attorno e’ piu’ grande di me e a forza di guaire sono stremata dalla stanchezza, adesso mi siedo e non mi muovo piu’!

L’ultimo tratto di strada lo faccio in braccio a Ivan, tremo e brontolo, non ho proprio voglia di star qui, vorrei solo rifugiarmi in un posto sicuro, magari nella mia nuova cuccia e accoccolarmi su quel morbido cuscino.

Il sole e’ ancora debole e lo si vede spuntare timido timido dalla cima di palazzi altissimi.

Il primo bagliore illumina un angolo di prato che trasuda rugiada,  appoggio le zampe a terra e vengo pervasa da una improvvisa sensazione di benessere.  Sono irresistibilmente attirata dal profumo di terra ed erba e finalemnte mi rilasso facendomi coccolare dal flebile tepore che sale dal terreno.

Faccio pipi’.

Tra me e me penso che questo posto non e’ affatto male, rimango qui finche’ il sole non e’ alto nel cielo, gioco, corro, mi rotolo e cerco di recuperare qualche biscotto e qualche complimento. Intorno a me aumenta il via vai di gente e di cani, incredibilemte tutti curiosi di conoscermi e tutti delicati nel salutarmi, chi con mani, chi con musi e zampe.

La paura di questa mattina sembra svanita nel nulla, certo dovro’ abituarmi a questo strano mondo, ma ora ho fame
e a questo caos ci pensero’ un’altra volta.

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Il primo giorno di una nuova avventura

7 marzo 2009

Sembrava una giornata come le altre, sveglia la mattina presto, si evacua l’evacuabile e ci si lancia sulla solita scodella della colazione.

I miei fratelli erano gia’ in piedi da un pezzo e anche il grande Solo era gia pronto a darsi da fare.

Mai avrei immaginato che oggi sarebbe cambiata cosi’ radicalemnte la mia vita.

Quando il sole era gia’ alto la porta si e’ aperta per la scorrazzata mattutina e mi sono ritrovata davanti un omone grosso grosso.
Nessuna sorpresa, gia’ venne un paio di volte nelle settimane precedenti, ma dopo una breve visita se ne ando’.
Questa volta non era in compagnia della solita Signora tanto gentile, ma con lui c’era un uomo decisamente piu’ magro,
un po’ rigido sulle gambe ma altrettanto entusiasta di vedermi e baciarmi.

Lo chiamano Genz, Zio Genz.

Dopo qualche chiacchera tra Boris, l’unico uomo che abbia mai conosciuto, Ivan l’omone e lo Zio Genz noto che la loro attenzione si focalizza su di me.
L’omone mi prende in braccio, Boris mi bacia visibilmente commosso e insieme saliamo in macchina.

Solo allora capii di essere stata adottata.

Mi chiamo Alifa, ho dieci settimane di vita, sono una dobermann e questa e’ la mia avventura.

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