Un mondo enorme
Di ieri ricordo poco e nulla. L’unica cosa che so e’ che mi sono svegliata con un gran mal di pancia e una sensazione di spaesamento totale.
Non riesco a credere ai miei occhi, i miei fratelli dove sono?
Sbadiglio, mi stiracchio e mi do una grattata alle orecchie, anche una leccatina al sedere non ci starebbe male, ma la terra si allontana e mi trovo tra le braccia dell’omone.
Tutto sommato, nonostante sia mattina presto, ha un buon odore ed e’ caldo, si merita proprio un paio di leccate sulla barba.
Rimane pero’ il fatto che non ho capito dove sono.
Ivan, questo e’ il nome dell’omone, con voce calma mi da il buon giorno, mi tiene in braccio e mi accarezza dolcemente. Dice che e’ ora di andare al parco.
La strada verso l’erbetta e’ veramente lunga e faticosa, usciamo da un enorme cancello nero.
Sono terrorizzata, muri altissimi mi circondano e un corridoio lungo e ancora buio si para davanti a me.
Entriamo in una gabbia che pare la bocca di un mostro gigante e l’unica cosa che mi viene da fare e’ piangere disperata, come usciremo di qui?
Passano istanti lunghi come la mia breve vita e le fauci del mostro si aprono facendo apparire la luce mattutina.
L’aria sa di fresco, pungente e frizzante, il mio corpo trema non so se per il freddo o per la paura o per entrambe le cose.
Nonostante gli abbracci e quei buonissimi bocconi passati da Ivan la situazione non migliora.
Creature d’acciaio, immobili e silenzionse, coprono la vista ad ogni cosa. Ivan si avvia e cerca di tranquillizzarmi ogni qual volta mi paralizzo davanti al passaggio di una di quelle creature; non avrei mai pensato potessero muoversi con tanta rapidita’ e tanto frastuono!
Mi sento cosi’ piccola! Ogni cosa qui attorno e’ piu’ grande di me e a forza di guaire sono stremata dalla stanchezza, adesso mi siedo e non mi muovo piu’!
L’ultimo tratto di strada lo faccio in braccio a Ivan, tremo e brontolo, non ho proprio voglia di star qui, vorrei solo rifugiarmi in un posto sicuro, magari nella mia nuova cuccia e accoccolarmi su quel morbido cuscino.
Il sole e’ ancora debole e lo si vede spuntare timido timido dalla cima di palazzi altissimi.
Il primo bagliore illumina un angolo di prato che trasuda rugiada, appoggio le zampe a terra e vengo pervasa da una improvvisa sensazione di benessere. Sono irresistibilmente attirata dal profumo di terra ed erba e finalemnte mi rilasso facendomi coccolare dal flebile tepore che sale dal terreno.
Faccio pipi’.
Tra me e me penso che questo posto non e’ affatto male, rimango qui finche’ il sole non e’ alto nel cielo, gioco, corro, mi rotolo e cerco di recuperare qualche biscotto e qualche complimento. Intorno a me aumenta il via vai di gente e di cani, incredibilemte tutti curiosi di conoscermi e tutti delicati nel salutarmi, chi con mani, chi con musi e zampe.
La paura di questa mattina sembra svanita nel nulla, certo dovro’ abituarmi a questo strano mondo, ma ora ho fame
e a questo caos ci pensero’ un’altra volta.




